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Informatici e designer per una Glorenza smart

Il seminario si era svolto nella forma di hackathon, ovvero di sfida tra studenti universitari, invitati a trovare soluzioni a problemi reali del territorio, in termini di tecnologie e sistemi di apprendimento. La scelta era caduta su Glorenza per vagliare l’applicabilità del concetto di smart city in una piccola comunità di montagna, con un approccio da basso che coinvolgesse i locali. Con il termine smart city si intende l‘utilizzo delle tecnologie informatiche per rendere migliori e più efficienti i servizi offerti ai cittadini, ottimizzando il consumo di risorse e riducendo i costi e la burocrazia.

I partecipanti al workshop hanno provato ad immaginare il cambiamento di Glorenza, avanzando una serie proposte di sviluppo. “Da subito, abbiamo coinvolto la popolazione locale e l’amministrazione”, spiega Vincenzo del Fatto, ricercatore informatico in unibz e uno degli organizzatori dell’evento, “i partecipanti hanno condotto interviste per rilevare i bisogni. È subito emerso un punto fermo ovvero l’attaccamento della popolazione locale alle tradizioni. La sfida a quel punto era far rientrare la dimensione di innovazione tecnologica negli stili e ritmi di vita di una piccola comunità come quella di Glorenza”.

Domenica scorsa, si è tenuto il “secondo tempo” di questa gara. Durante la giornata, sono state presentate le proposte frutto dell’ingegno e del lavoro delle quattro squadre in cui erano stati suddivisi i partecipanti all’hackaton. Tutti i progetti sono stati caratterizzati dall’estrapolazione di un elemento che definisce l’identità di Glorenza e dalla sua reinterpretazione alla luce del concetto di smart city.

I due progetti più apprezzati sono stati quello del team del Politecnico di Torino e quello degli studenti di informatica e design unibz. Il primo punta a riqualificare i portici di Glorenza per mezzo dell’istallazione di totem dotati di schermi e collegati a Internet. Queste istallazioni collegherebbero le persone – locali e turisti – e la città, diffondendo informazioni e stimolando la partecipazione. Sulla stessa direttrice, si è mosso il progetto made in unibz che prevede la creazione di un marchio – in dialetto locale “Olleweil” – da usare per dare rilievo ai prodotti tipici e alle opere di artigianato locale.

(az)

found for you by the Independence News Desk at
http://www.unibz.it/de/public/university/newsoverview.html?newsid=113189


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